KARL-OTTO APEL, Cambiamento di paradigma. La ricostruzione trascendentalermeneutica della filosofia moderna


Cambiamento di paradigma
La ricostruzione trascendentalermeneutica 
della filosofia moderna

KARL-OTTO APEL


KARL-OTTO APEL, Cambiamento di paradigma. La ricostruzione trascendentalermeneutica della filosofia moderna, a cura, traduzione e presentazione di Michele Borrelli (Pellegrini, 2005).

Col suo progetto postmetafisico di fondazione (ultima) di filosofia e scienza, Karl-Otto Apel si propone di ripercorrere le impostazioni di Aristotele, Descartes, Vico e Husserl, nonché della filosofia analitica e sviluppare un terzo paradigma della philosophia prima, un paradigma della conoscenza non più coscienzialistico o soggettivistico, ma intersoggettivo, che si basa tanto sulla comunità argomentativa storica quanto sulla comunità argomentativa ideale (illimitata). In questo suo tentativo originale e unico di ricostruzione/trasformazione trascendentalermeneutica della filosofia moderna, Apel si avvale, tra l’altro, della semiosi triadica (rappresentazione iconica, rappresentazione indessicale e rappresentazione simbolica) delineata da Peirce, per portarsi oltre la semiosi diadica di Kant di una struttura conoscitiva solipsistica (o trascendentalsolipsistica come quella teorizzata da Husserl) concepita, cioè, ancora sulla relazione soggetto-oggetto della conoscenza e recuperare, rispetto ai paradigmi tradizionali della filosofia prima, non solo l’inaggirabile a priori o funzione trascendentale del linguaggio, ma anche l’inaggirabile a priori trascendentale della comunità argomentativa e, quindi, l’intersoggettività come condizione di possibilità di ogni pretesa di validità e di verità. Questa ricostruzione-trasformazione postmetafisica della filosofia moderna su basi trascendentalermeneutiche, ossia trascendentalsemiotiche, pone fine già dall’inizio non solo alla distinzione-opposizione tra scienze dello spiegare (della natura: sapere nomologico) e scienze del comprendere (spirituali: sapere storico) in quanto i due a priori qui menzionati (quello del linguaggio e quello della comunità argomentativa) sono presupposti inaggirabili sia della conoscenza delle scienze naturali sia della conoscenza delle scienze spirituali, ma offre anche, con la messa in luce dei presupposti appunto inaggirabili del discorso, sulla linea teoretica delle evidenze acquisite dall’ermeneutica (Heidegger/Gadamer), la possibilità di portarsi postweberianamente  - oltre gli scetticismi-relativismi postmodernistici in generale o radicalizzati in particolare, com’è il caso della detrascendentalizzazione di Derrida, del contingentismo pragmaticistico di Rorty o del relativismo linguistico di Wittgenstein - su un piano postcartesiano, postkantiano e posthusserliano di fondazione (ultima) di filosofia e scienza e, quindi, anche su un piano di fondazione (ultima) della filosofia teoretica e pratica e, di conseguenza, su un piano di fondazione (ultima) di norme, morale ed etica.


Alcune pagine del libro






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